Marco Spagnoli

I intend to live forever. Or die trying...Groucho Marx

Month: September, 2011

Roma Fiction Fest 2011: Jim Belushi’s Masterclass

CinemAvvenire su Hollywood Invasion

Le contaminazioni cinematografiche tra Hollywood e Cinecittà. Marco Spagnoli racconta il fenomeno che ha coinvolto le due cittadelle del cinema da una parte all’altra dell’oceano, dagli anni Cinquanta in poi.

di Giorgia Sorrisi

Il cinema non ha confini. Le pellicole proiettate in migliaia di sale ne sono la testimonianza lampante. La stessa cosa si potrebbe dire per i set, o meglio, per i teatri di posa, come testimoniano Hollywood e Cinecittà, protagonisti a partire dagli anni Cinquanta di uno straordinario gemellaggio culturale. Il critico cinematografico e ricercatore Marco Spagnoli lo sa bene, ed è proprio da questi presupposti che è partito per realizzare il documentario Hollywood Invasion – presentato nel corso della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Controcampo Italiano -, sorta di prosecuzione ideale del suo precedente Hollywood sul Tevere. Vanno in scena i reportage e i servizi televisivi originali appartenenti all’archivio della NBC Universal di New York, che testimoniano gli anni d’oro di questo curioso “scambio cinematografico”. Il regista – reduce dalla realizzazione del documentario, di tutt’altro tema, Saviano racconta Scarface -, condensa in sessanta minuti di pellicola una sorta di macro-favola, cui ancora non è stato dato un finale.
C’era una volta il cinema italiano, una scuola che conobbe la propria trasformazione in industria nazionale – laddove, in precedenza, la sua dimensione era quella di una costellazione di aziende a dimensione perlopiù regionale – con la creazione di Cinecittà. Siamo a Roma verso la metà degli anni Trenta, e Mussolini crea l’enorme agglomerato di studioscinematografici sulla Via Tuscolana; un luogo fisico e simbolico che da allora – e anche oggo, a dispetto della sua massiccia riconversione televisiva – sarà il fulcro nevralgico del cinema internazionale. Registi, attori, attrici e produttori sono fermamente convinti che da quel complesso di teatri di posa della capitale nasceranno grandi opere. Numerose pellicole e tanti successi, Cinecittà è molto più di un set: è il simbolo di un’arte che non smette di stupire il proprio pubblico. Se ne rendono conto anche dall’altra parte dell’oceano, dove alcuni produttori e cineasti “illuminati” di Hollywood – incentivati anche dalle agevolazioni fiscali del Piano Marshall – comprendono che anche a Roma esiste una specie di Hollywood che scorre ai piedi del Tevere. Lo dimostrano le testimonianze originali di attori e registi, in particolare questi ultimi, che scelgono Cinecittà per girare alcune delle loro opere più celebri e celebrate del periodo. Tra i primi, il kolossal Ben Hurdi William Wyler, che nei suoi cinque anni di lavorazione ha impiegato i teatri di posa di Roma per diverse scene. Le immagini contenute nel documentaario risalgono agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, e rappresentano un documento incontrovertibile della liaison privilegiata che si instaurò tra Hollywood e Cinecittà. Parlano Sophia Loren, Brigitte Bardot, Claudia Cardinale, Federico Fellini, che raccontano il cinema checambia se stesso e la società intorno a lui. Il fermento culturale che viene descritto rispecchia anche la contingenza dei temi, così nel documentario si parla anche di ciò che avviene in quegli anni sul piano della vita sociale: la rivoluzione sessuale, i cambiamenti del costume, la politica, i movimenti giovanili, gli anni del riflusso… Così, in Hollywood Invasion, inevitabilmente, si intrecciano Storia e Storia del Cinema.
In merito al proprio lavoro, il regista afferma: “Il documentario è dedicato a tutti i cineoperatori, giornalisti, tecnici, reporter, che nel corso di tre decadi hanno raccontato il cinema con eleganza, un garbo e una lungimiranza decisamente invidiabili, tra difficoltà e sforzi inimmaginabili”. E se in questi trent’anni di sforzi se ne sono compiuti parecchi, tanti altri se ne dovranno fare per dare linfa al cinema che verrà. Il documentario di Spagnoli questa speranza di vivere una nuova era di gloria cinematografica, in cui gli sforzi del passato fungano da ispirazione per il futuro, sembra volerla offrire in primis allo spettatore, “attore” principale e troppo spesso marginalizzato di questo spettacolo. Guardando Hollywood Invasion, non si può fare a meno che riflettere sullo stato in cui oggi riversa Cinecittà, vittima di una contingenza politica ed economica che sembra aver voltato le spalle al cinema italiano. Ecco perché il film di Spagnoli risulta a tratti persino commovente, mentre in altri momenti può apparire frustrante, per come illustra un “come eravamo” forse troppo gravoso per dare luogo a un confronto “virtuoso” con lo stato dell’arte attuale. Il racconto di questa meravigliosa invasione è scandito dalla voce di Maria Pia Di Meo, ed è ascoltandola e osservando quelle immagini di vita vissuta che non si può non pensare a ciò che verrà domani. La speranza è che questa invasione reciproca possa continuare a lungo, perché un mondo senza cinema è un mondo senza favole.

Jim Belushi – Masterclass Excellence Award – RomaFictionFest 2011 – Auditorium Parco della Musica, Roma Ore 16.30 – Sala Sinopoli

RomeFictionFest fetes Jim Belushi – Entertainment News, International News, Media – Variety

RomeFictionFest fetes Jim Belushi – Entertainment News, International News, Media – Variety.

Corriere della Sera 18 settembre 2011 su Cinema & Medicina: dal Gladiatore al Dottor House

CINEMA & SALUTE

Contagion, Csi, Grey’s Anatomy
La fiction fa scuola (di medicina)

Sceneggiature accuratissime grazie
alla consulenza sistematica di esperti autorevoli

MILANO – I primi venti minuti di Contagion, il film di Steven Soderbergh presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia, sono una perfetta lezione di igiene: c’è da scommettere che chiunque abbia visto il film, appena uscito dal cinema, si sia precipitato a lavarsi le mani e abbia capito quanto sia fondamentale farlo più che ascoltando le ricorrenti raccomandazioni dei medici. Mentre la storia procede, lo spettatore segue passo passo la caccia al misterioso virus responsabile dell’epidemia che minaccia l’umanità, imparando nozioni di immunologia e virologia: come il virus entra nella cellula, come deve essere coltivato perché si possa sperare di trovare un vaccino, che cos’è il tasso di riproduzione virale e come si propaga l’infezione. Dettagli precisi, immagini degne di un trattato medico.

Ma c’è un motivo: gli esperti dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, negli Stati Uniti, oltre a essere protagonisti della pellicola lo sono stati anche dietro le quinte, come consulenti per la sceneggiatura. E il dialogo fra medici, scienziati e uomini di cinema è sempre più frequente, come hanno spiegato i chimici americani, riuniti a Denver per il congresso dell’American Chemical Society, durante un evento speciale dedicato proprio alla “Scienza sugli schermi di Hollywood”: qualche anno fa l’accuratezza delle scene di Contagion era impensabile, oggi serie come il “Dr. House” potrebbero essere studiate dai futuri medici per imparare come si fanno le diagnosi. Se da un lato la consulenza degli esperti serve ai registiper rendere più credibili le loro storie, dall’altro anche gli scienziati si sono ormai resi conto dell’importanza del cinema come veicolo del loro lavoro. Al congresso in questione l’ha spiegato bene Donna Nelson, chimico al Mit di Boston e consulente, oltre che attrice per un cameo, per la serie televisiva “Breaking Bad” (in Italia “Reazioni collaterali”). «Oggi, — ha detto la Nelson —gli sceneggiatori sono molto attenti ai suggerimenti degli esperti, che vengono interpellati anche per ideare le trame. Ciò significa poter presentare la scienza e la medicina come realmente sono, aiutando il pubblico a capirne l’importanza e a imparare qualcosa in più. Serie come “CSI” sono un esempio perfetto di come sia possibile creare storie appassionanti senza rinunciare all’accuratezza dei dettagli e rendendo perfettamente comprensibili al pubblico concetti anche molto complessi».

“CSI” e, in Italia, telefilm come “RIS Delitti imperfetti” hanno fatto sì che oggi moltissimi sappiano che cos’è un test del Dna o come si fanno autopsie o test tossicologici. Anche Roberto Tersigni, chirurgo al San Camillo Forlanini di Roma appassionato di cinema (quest’anno ha sceneggiato e girato un documentario, assieme al regista Marco Spagnoli, dall’eloquente titolo “Cinema e Medicina, dal Gladiatore al Dr. House”) conferma che oggi il cinema è il mezzo più potente per arrivare al maggior numero di persone: «Un messaggio veicolato sul grande o piccolo schermo arriva in modo chiaro a un grande pubblico, per questo l’accuratezza scientifica di ciò che propongono cinema e Tv non è irrilevante. Prendiamo ad esempio il Dr. House: oltre a essere la miglior lezione per insegnare agli studenti di medicina quanto sia difficile formulare una diagnosi, è illustrativo anche per i pazienti, che così possono capire quanto sia complesso il lavoro del medico e quanto sia importante la scelta di un professionista in grado di andare a fondo dei problemi».

«Il cinema può aiutarci a far “passare” messaggi di prevenzione facendoli arrivare alle persone meglio di qualsiasi discorso fatto dal medico, perché coinvolge le nostre emozioni: quello che vediamo sullo schermo si dimentica meno facilmente, se ci colpisce e ci interessa» aggiunge Antonio Raviele, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ospedale di Mestre. Anche lui un cultore della settima arte, tanto da aver organizzato una sorta di Festival del Cinema di Venezia collaterale, in contemporanea con il Congresso internazionale sulle aritmie a Venezia dal 9 al 12 ottobre (si veda il box), per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione cardiovascolare. «Abbiamo chiesto ad artisti internazionali di rappresentare in un cortometraggio come le emozioni influenzino il battito del nostro cuore — dice Raviele —. Con l’Associazione Lotta alla Fibrillazione Atriale stiamo facendo una campagna di sensibilizzazione per insegnare a tutti come sentire il loro ritmo cardiaco e accorgersi di eventuali aritmie. L’HeArtBeats Venice Film Festival ci servirà a sottolineare con maggior forza il messaggio. Naturalmente l’accuratezza medica dei cortometraggi in gara non sarà secondaria: proprio perché il cinema può penetrare meglio di altri mezzi nell’immaginario collettivo, contribuendo così a fare davvero cultura, è essenziale che quanto viene rappresentato sia corretto».

Non è sempre stato così: Tersigni ricorda le lastre radiografiche messe al contrario in numerosi film e telefilm del passato. «Un errore tipico, e io mi domandavo perché non avessero chiesto un semplice parere a un qualunque medico, per evitare l’errore — osserva il chirurgo —. Anche serie più recenti sfiorano talvolta l’inverosimile, pur essendo in genere abbastanza precise: in “E.R”, ad esempio, può capitare che un chirurgo nello stesso episodio esegua un trapianto di cuore e poi un intervento al fegato, o magari un’operazione di neurochirurgia. Poco probabile che accada nella realtà, o ci sarebbe da preoccuparsi parecchio per la sorte dei pazienti. Immagino che a uno spettatore non medico molti errori sfuggano, e magari a tanti non interessa neppure granché, perché alla fine ci si concentra sulla storia: le sceneggiature di “E.R.” o di “Grey’s Anatomy”, in fondo, puntano tutto sull’azione drammatica».

Vale a dire: non bisogna dimenticare che lo scopo principale dei film è divertirci ed emozionarci, e poi, magari, educarci anche un po’. Finora però abbiamo parlato perlopiù di film e serie americane: appurato che di là dall’oceano registi e sceneggiatori chiedono sempre più spesso aiuto ai medici per non dire strafalcioni, le nostre fiction possono competere con quelle Usa quanto ad accuratezza? «No — risponde Tersigni —. Da noi per le sceneggiature ci si serve meno spesso di consulenti esperti. L’approccio è diverso, e in linea di massima siamo molto ancorati agli stereotipi: il primario vanesio o cinico, l’assistente che non farà mai carriera ed è invece una pasta d’uomo e così via. Una rappresentazione sommaria dei tipi umani, figurarsi dei casi medici».

Elena Meli
19 settembre 2011 15:36© RIPRODUZIONE RISERVATA

Hollywood Invasion – Anteprima a Roma – Casa del Cinema – 20 settembre ore 20.30 e su Studio Universal – 21 settembre Ore 21.15

Diego Del Pozzo – Il Mattino 08.09.11

Curzio Pettenò (TgR) su Hollywood Invasion

TgR Lazio ore 19.30 del 10 settembre 2011 (Il servizio inizia a 17\’)

Gianni Gaspari (Tg2) su Hollywood Invasion

Tg2 Ore 13.00 del 10 settembre 2011

DocGeeks su Hollywood Invasion

September 5, 2011

By 

Hollywood Invasion is a documentary entirely made with footage taken from the NBC Newsarchives. The hour-long film gives us an insight into cinema from the 1950s through to the end of the 1970s.

DocGeeks speaks to director Marco Spagnoli about the importance of this project.

During his last film Hollywood sul Tevere (Hollywood on the Tiber) Italian journalist and film critic Marco Spagnoli realised the scope of footage lost in time. Being aware through practice what these images could show the world about historical events and developments, he approached NBC and asked to be set free in their archive where hours and hours of footage on the rich and famous of Hollywood lay gathering dust. His final selection highlights the mutual cultural invasion of American cinema’s arrival in Europe and shows us how both continents created an image of the other based on footage from and about the film industry.
“On the one hand, there was the story of how some of the great American productions were made in Europe, and on the other there was also the love and attention for some European talents who had become stars in America capable of influencing the new generations,” says Spagnoli.
“In this sense, the Americans’ view of Italians and Europeans was not only very interesting, but definitely singular for its accuracy and intelligence compared to what, in general, today we often see as clichés in some Hollywood productions.”
Marco Spagnoli, director of Hollywood Invasion
In the film we see images that illustrate the social and political scene of these decades, such as the Civil Rights rallies with Martin Luther King, Yves Montand and Harry Belafonte, and the women’s rights movement.
Other clips show unique footage of a very young, and still unknown, Clint Eastwood and intimate footage of Sofia Loren in Paris.
Unlike other films nowadays, which release their trailers as early as possible in order to get maximum exposure, there is no trailer available for this documentary due to copyright issues. In short, this is NBC’s first go at a project like this and the lawyers have not figured out how to do deal with the legal matters.
However, due to the uniqueness Spagnoli has managed to get the exposure he wanted.
“I’ve been blessed that I was allowed to enter the archives for Cinecittà Luce for my first documentary and less than two years later was allowed access to the NBC archives.
“My hope is that these documentaries become artistically and financially successful not just for obvious reasons, but also in order to convince the archives around the world to open themselves up to film makers. We have zillions of footage, unseen, unedited, rare, almost destroyed, and all this is kept in cellars because of financial reasons.”
Spagnoli explains what many documentary makers have unfortunately already found out first hand at some stage of their film making process; one minute of footage cost around 900 to 3000 Euros. “Who the hell can pay this kind of money if documentaries, in fact, pay very little?” he asks.
And the message he has is as simple as that. “For the sake of cinema, for the sake of our past and our collective memory, I hope the people who own the rights realise that they can produce quality work while earning money if they just open up their treasures to the world.”
Hollywood Invasion will premiere 8th September at the Venice International Film Festival, where it has been selected as the special event.

Marco Spagnoli, director of Hollywood Invasion

Making Use of Decades-Old News Footage

NBC

Making Use of Decades-Old News Footage

By Chris Ariens on September 4, 2011 1:51 PM

When your news division is 60 years old, you’re bound to find some long-ago film that’s worth sharing today.

That’s what Italian filmmaker Marco Spagnoli found when he made the trip from Rome to New York and spent a week screening footage at the NBC News Archives at 30 Rock. “This very rare footage seemed to be just waiting for me to discover,” said Spagnoli who is using the film for his documentary, “Hollywood Invasion.”

Spagnoli discovered what many experts consider to be the best existing footage of the filming of “Ben Hur” and a 1966 report featuring shots of a very young and still unknown Clint Eastwood. The documentary also includes footage of Sofia Loren in Paris, and coverage of President Kennedy on a trip in Naples just four months before his death.

And rather than sitting on a shelf collecting dust, NBC News is generating revenue from the material. “We are excited to offer unprecedented access to documentary producers who are interested in mining NBC’s rich archives to tell new stories,” says Clara Fon-Sing, VP & General Manager of NBC News Archives Sales and Strategy. “We are literally opening our archives, and encourage clients to come in and uncover outtakes never used before and shots rarely seen.”

“Hollywood Invasion” premieres at the 68th annual Venice Film Festival this Thursday. It will make its television premiere on Studio Universal — an NBCU international network available in Italy, Latin America and Turkey — on September 21.

‘Hollywood Invasion’: quando il cinema italiano parlava americano Festival ‘Hollywood Invasion’: quando il cinema italiano parlava americano

VENERDÌ, 02 SETTEMBRE 2011

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brigitte bardot

Chiara Gelato

Il documentario di Marco Spagnoli, al Festival di Venezia l’8 settembre nella sezione Controcampo Italiano, verrà trasmesso da Studio Universal il 21 settembre. Per realizzarlo, il regista di ‘Hollywood sul Tevere’ è andato a scovare una serie di materiali inediti negli archivi della Nbc, che raccontano di una contaminazione reciproca tra il cinema Usa e l’Europa, radiografando la nascita di un fenomeno produttivo nuovo sullo sfondo di un’era di grande fermento culturale, sociale e politico

Sembra arrivare da un altro mondo Hollywood Invasion di Marco Spagnoli. Raffinato documento su un’epoca in cui il cinema italiano e quello europeo “invadevano” le case americane, segnando fortemente l’immaginario collettivo statunitense degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, il docufilm selezionato a Venezia in Controcampo riporta alla luce le immagini rare di trent’anni di storia del cinema (e del costume) mostrati attraverso i reportage e i servizi televisivi del network americano Nbc Universal. Nell’arco dei sessanta minuti del film, lo sguardo di Spagnoli – accompagnato dalla voce di Maria Pia di Meo, storica doppiatrice italiana – ci porta dietro le quinte del kolossal Ben-Hur e del Fellini Satyricon, dello sfortunato Cleopatra, con la coppia Liz Taylor-Richard Burton, e de Il giorno più lungo, girato in Francia, racconta la nascita del divismo con le icone Monroe, Loren e Bardot, sorprende un giovanissimo Clint Eastwood, all’epoca ancora sconosciuto, sui tavoli di un bar di Via Veneto. Sulle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, scorrono le immagini di Sophia Loren che sbarca al Festival di Cannes, quelle di una bellissima Claudia Cardinale sul set di Sergio Leone, di Federico Fellini ai tempi della lavorazione delCasanova. “Solo su Fellini”, racconta il regista, “ho individuato sette, otto ore di materiale, come anche sulle amatissime Cardinale, Loren e Lollobrigida, vere e proprie Star in America, in grado di influenzare le nuove generazioni. Curiosamente, su Visconti, Pasolini e De Sica, non ho trovato nulla”. C’è anche Kennedy a Napoli, in quella che è stata la sua ultima apparizione in Italia, la Roma degli anni ’50, quella di Trastevere e delle comparse squattrinate che popolavano il kolossal americano di turno. Tra le capitali europee del cinema, la città eterna – oggetto del precedente film di montaggio di Spagnoli, Hollywood sul Tevere – è quella più ricorrente, dai luoghi simbolo di Cinecittà e Via Veneto a quelli di più curiosi di una Roma in b/n dove sfilavano in castissimi costumi da bagno le ragazze di allora nello stabilimento Kursaal di Ostia e la rivoluzione sessuale era ancora lontana. “Una Roma oleografica, da cartolina, ma che, pur nel folklore e nei toni a tratti populistici, lascia trapelare una volontà di racconto e di analisi sorprendenti, uno sguardo singolare per intelligenza ed accuratezza. Quella dell’epoca era un tv di grandissima qualità, dall’estetica cinematografica. C’era una cura del dettaglio, delle immagini e del racconto giornalistico oggi assolutamente impensabili”.

Ma Hollywood Invasion, prodotto da Nbc Universal Global Networks Italia e distribuito da Studio Universal(che lo trasmetterà il 21 settembre), è anche la storia di un giornalista caparbio e innamorato del cinema che è andato ad esplorare – visionando centinaia di ore di filmati – gli storici archivi della Nbc, scovando materiali in pellicola, non ancora digitalizzati, che difficilmente avrebbero avuto una visibilità all’esterno. Racconta Spagnoli, di cui vedremo fra non molto i documentari Saviano racconta Scarface(Universal Pictures Italia) e Diversamente Giovane, sulla vita del celebre avvocato agente Giovanna Cau: “Verso la fine dell’inverno sono andato a New York, alla sede di Nbc Universal al Rockfeller Center, la stessa dove si realizza il ‘Saturday Night Live’ e, aiutato da persone di grande professionalità e passione, sono entrato in quello che è un vero e proprio tesoro di materiali filmati”. Materiali che sorprendono per “l’attenzione e la curiosità profonda degli americani nei confronti del cinema, la cultura e il costume europei”, dimostrando come “gli archivi, pur nelle innumerevoli difficoltà di natura tecnica ed economica, dati i costi esorbitanti dei diritti, possano avere una seconda vita”.